
SAM: quante monetine esattamente?
ALE: a me una volta per un incisivo che spazzolavo ogni sera mi ha dato 5 euro
SAM: wow! 5 euro sono un sacco di soldi
ALE: invece per un canino così sporco che abbaiava solo 20 cents
SAM: e il topino che fa con sti dentini?
ALE: li porta tutti lassù
SAM: lassù dove?
ALE: là! ...nella via lattea!!
Vi mando i miei saluti - Pedro, Rob e Camyla - e vi stringo in un affettuoso abbraccio, raccontandovi la storia di una persona che ci ha lasciato un'importante eredità.
C'era una volta un ragazzo con gli occhiali. Era nato a Ulm, in Germania, nel 1879. Non era uno scolaro brillante e aveva sempre la testa tra le nuvole. Era timido, amava star solo, camminava nei boschi, guardava le stelle.
Fece il Politecnico a Zurigo, e andò a lavorare all'Ufficio brevetti di Berna, un posto dove vanno gli inventori a depositare le loro scoperte per assicurarsene la proprietà. La sera scriveva fitto fitto su certi suoi fogli, riempiendoli di formule. Dopo tre anni spedì tutto ad una rivista di Lipsia, "Gli annali di fisica", e non solo fu preso sul serio, anche se aveva solo ventisei anni, ma diventò una celebrità.
In quei fogli aveva dimostrato che lo spazio non è come se lo immaginava Newton, ovvero una specie di tavolo da biliardo su cui rotolano Terra e Sole, stelle e pianeti. È invece come un foglio di plastica, curvo, che s'incurva di più quando ci rotola sopra qualcosa di pesante.
Dimostrò anche che il tempo non è uguale dappertutto, cambia a seconda del posto in cui ci si trova, anzi della velocità del posto in cui ci si trova. Sulla Terra è sempre uguale a se stesso, è il tempo che noi conosciamo, ma lontano, nello spazio, il tempo rallenta se la velocità aumenta e, insieme, lo spazio si curva e la massa si dilata.
Tutto questo è espresso in formule matematiche e costituisce la "teoria della relatività", e il giovanotto con la testa tra le nuvole è Albert Einstein. Se vi sembra impossibile che le cose possano cambiare così, a seconda del punto di vista, provate a pensare all'aria: per voi che ci state dentro è impossibile farvi un bernoccolo sbattendoci su, ma lo shuttle che rientra dallo spazio, se non calcola bene l'inclinazione per entrare nell'atmosfera, purtroppo ci si sfracella contro.

tratto da "366 storie della buonanotte" di Teresa Buongiorno.
Nell'inviare i miei più cari auguri a Pedro, Rob e Camyla, che stringo in un affettuoso abbraccio, vorrei raccontare la storia di un'usanza diventata - oramai per tutti - irrinunciabile.

LE UOVA DEGLI ZAR
Il primo a trovare una sorpresa nell’uovo di Pasqua fu il re di Francia Francesco I, nel Cinquecento: dentro un vero guscio trovò una minuscola incisione in legno della Passione di Gesù. Ma l’uovo più famoso del mondo è quello che la duchessa Carlotta d’Orléans regalò alla regina d’Inghilterra nel Settecento: un uovo d’avorio, con dentro un uovo in oro e smalto bianco, con dentro una gallinella d’oro e rubini, con dentro una coroncina di gemme. La regina d’Inghilterra regalò quell’uovo a sua figlia, che sposò il nonno della regina di Danimarca. La regina di Danimarca ereditò l’uovo e lo lasciò a sua figlia, che lo regalò al re Cristiano IX di Danimarca, padre di quella principessa Dagmar che sposerà lo zar Alessandro III di Russia diventando zarina. La zarina non potrà avere l’uovo con la gallina d’oro (che resterà a Copenaghen, al Castello di Rosenborg), ma ne parlerà tanto che per la Pasqua del 1884 lo zar gliene farà fare uno uguale dall’orafo di corte, Carl Fabergé. Da quell’anno, ad ogni Pasqua, la zarina ricevette il suo uovo con sorpresa e quando lo zar morì fu il figlio, Nicola II, a regalare alla mamma zarina l’uovo di Pasqua, in più ne fece fare uno anche per sua moglie. In tutto, le uova che Fabergé ha creato per gli zar sono 58: c’è l’uovo dell’albero delle arance, che nasconde tra le foglie d’agata un carillon con il canto dell’usignolo, e l’uovo dell’incoronazione che ha dentro una piccola carrozza, l’uovo bocciolo di rosa e l’uovo con il cigno. Nasce così l’usanza di regalare, per Pasqua, uova con sorpresa. Chi non può regalarle d’oro le regala di cartone, di zucchero, di cioccolata, per augurare una vita piena di dolcezza e sorprese gradevoli.

tratto da "366 storie della buonanotte" di Teresa Buongiorno.



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